Citazione del capitolo 10

Indicai il soffitto. <<Quella è l’agente Davis?>>

Annuì.

<<Oh, grazie a Dio>>, mormorai coprendomi gli occhi con la mano.

<<Eh?>>

<<Niente.>>

In quel momento Davis cacciò un grido.

Scossi la testa e indicai la porta. <<Devi dirgli che la piantino di fare casino. Ho bisogno di dormire.>>

Thomas annuì di nuovo. <<Sì, ora vado.>> Si voltò ma un attimo dopo si bloccò, si girò di nuovo e mi indicò. <<Credevi che fossi io. Eri incazzata.>>

<<No>>, negai con una smorfia.

<<Invece sì. Ammettilo.>>

<<E se anche fosse?>>

<<Perché eri infuriata?>> domando on uno sguardo implorante.

<<Perché sono le tre e dovrei dormire.>>

<<Stronzate.>>

<<Non so dove vuoi arrivare!>>

Sapevo esattamente dove volesse arrivare, e lui sapeva che facevo finta di non capire.

Sorrise. <Hai pensato che mi stessi scopando qualche ragazza rimorchiata al bar ed eri infuriata. Gelosa.>>

<<E allora?>> esclamai dopo qualche secondo, incapace di trovare una risposta credibile.

Thomas sollevò il mento e allungò la mano dietro di sé per afferrare la maniglia. <<Buonanotte, Liis.>>

Mantenni lo sguardo pù truce che potei finché chiuse la porta, poi mi avvicinai alla scopa, la raccolsi e rimini a posto la sedia. Dopo circa un minuto i gemiti e i colpi cessarono. Arrancai fino in camera, mi spogliai e mi infilai una maglietta prima di crollare sul letto.

Non solo non odiavo Thomas: lui mi piaceva. E la cosa peggiore era che lui lo sapeva.

(Un indimenticabile disastro, Jamie McGuire)

 

 

 

 

 

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