Citazione capitolo 12

<<Si va da Fuzzy oggi?>>

<<Oggi no. Devo assolutamente passare l’ora di pranzo in sala fitness.>>

<<Okay.>>

Mi girai. <<Basta così? Niente interrogatori?>>

<<Non ce n’è bisogno. È tutta ka mattina che ti osservo. Prima ti nascondi qui e Maddox ti corre dietro. Poi arriva il tuo ex e Maddox si mette a urlare a tutti come un tempo. Si è preso una bella cotta.>>

Distolsi lo sguardo. <<Ho spezzato il cuore a Jackson… di nuovo. Che cavolo avevo in testa? Sapevo che a Thomas era successo qualcosa. Accidenti, me l’avevi detto tu il primo giorno che era rimasto scottato. Marks ha ragione.>>

<<Cos’ha detto Marks?>> mi domandò irrigidendosi.

<<Che dovrei stare alla larga da Thomas, che non sono riuscita a mandare avanti un rapporto con Jackson ed è probabile che non sia in gradi di farlo neanche con altri.>>

<<Stai mentando. Non è così sfacciato>>, commentò con una smorfia.

<<Quando si tratta si me, lo è. E per essere precisi, sì, stavo un po’ parafrasando.>>

<<Allora a parlare è la tua paura. Ma se Maddox ti piace, Liis, non lasciare che un rapporto fallito ne condizioni un altro. Il fatto che non amassi Jackson non significa che tu non possa amare Maddox.>>

<<Lui l’ama ancora>>, dissi senza cercare di nascondere il tono ferito.

<<Camille? È stata lei ad andarsene, Liis. Probabilmente l’amerà sempre.>>

provai un senso di malessere e mi chinai mentre un dolore fisico mi si insinuava tra le ossa.

“Non ci conosciamo da molto. Perché provo sentimenti così forti per lui?”

Tuttavia non potevo chiederlo. Mi avrebbe resa troppo vulnerabile e fatta sentire troppo debole.

Feci quindi l’unica domanda possibile. <<E tu credi che possa amare due persone?>>

<<Tu puoi amarne una?>> replicò, brusca.

Scossi la testa e mi sfiorai le labbra con le dita.

Nello sguardo di Val non c’era comprensione. <<Ti stai proprio dando la zappa sui piedi. O stai con lui o non ci stai, Marks ha ragione. Non incasinarlo. So che una volta gli hai detto di non essere sentimentalmente disponibile, però ti comporti in tutt’altro modo.>>

<<Perché mi piace. Penso di provare anche qualcosa di più. Ma non voglio.>>

<<Allora sii chiara con lui e non mandargli segnali confusi.>>

<<E’ difficile non farlo, con tutto quello che mi succede qua dentro>>, risposi indicandomi la testa e il cuore.

<<Capisco, ma devi prendere una decisione e mantenerla, altrimenti farai la figura della stronza.>>

sospirai. <<Non ho tempo per queste cose. Ho un lavoro da fare.>>

<<Allora vedi prima di risolvere i tuoi casini.>> Si alzò e se ne andò senza aggiungere altro.

Restai seduta alla scrivania a fissarmi le mani. Lei aveva ragione. Marks aveva ragione. Jackson aveva ragione. Non solo non ero nella posizione di mettere ala prova la mia fobia per le reazioni serie, ma Thomas era l’uomo meno adatto con cui farlo.

Mi alzai e andati da Constance. Con un misto di trepidazione e nervosismo, chiesi dell’agente speciale Maddox.

<<C’è>>, mi rispose senza controllare all’auricolare. <<Entri pure.>>

<<Grazie>>, disi superandola veloce.

<<Ehi>>, fece lui alzandosi e sorridendo non appena vide chi stava entrando a precipizio in ufficio.

<<Non posso… L’appuntamento. Mi dispiace.>>

Lui si mise subito in guardia e mi detestai per quello che avevo detto.

<<Hai cambiato idea su Jackson?>> chiese.

<<No! No…io…non sono sicura di aver cambiato idea sulle relazioni rispetto a quando me ne sono andata da Chicago e non ritengo giusto nei tuoi confronti mettermi a sperimentare ora.>>

Si rilassò. <<Tutto qui? Il tuo discorso?>>

<<Eh?>>

<<A meno che tu non mi guardi negli occhi e non mi dica che non ti è piaciuto quando ti ho baciato stamattina, non la bevo.>>

<<Io… tu….>> Non era la risposta che mi aspettavo. <<A te hanno spezzato il cuore. Io l’ho appena spezzato a qualcun altro.>>

Scrollò le spalle. <<Jackson non era l’uomo giusto per te. >>

Girò attorno alla scrivania e si avvicinò, al che indietreggiai fino a toccare con la schiena l’enorme tavolo per le riunioni.

Lui si accostò fino a trovarsi a pochi centimetri dal mio viso.

Mi ritrassi. <<Abbiamo una missione la prossima settimana, signore. Dovremmo preparare un piano.>>

Thomas chiuse gli occhi e inspirò. <<Ti prego, smettila di chiamarmi, “signore”.>>

<<Perché adesso ti dà tanto fastidio?>>

<<Non mi dà fastidio>>, rispose scuotendo la testa e scrutandomi in volto con un tale desiderio che non riuscii più a muovermi. <<La nostra missione è fingere di essere una coppia.>>

Sentivo il suo alito caldo profumato di menta sulla guancia. Il bisogno di girarmi e di sentire le sue labbra sulle mie era così impellente che provai una fitta al petto.

<<Da quando hai ripreso a chiamarmi “signore”?>>

Lo guardai. <<Da ora. L’attrazione è evidente ma…>>

<<E’ un eufemismo. Hai un’idea di quanto sia difficile per me vederti girare per l’ufficio in gonne sapendo che non porti le mutandine?>>

ansimai. <<Tra noi c’è qualcosa, lo so. Santo cielo, siamo stati insieme subito dopo esserci conosciuti, ma sto cercando di farti un favore, capisci? Voglio che sia ben chiaro. Tu mi piaci…molto, lo ammetto. Ma faccio schifo quando si tratta di vivere un rapporto. E, cosa più importante, non voglio che tu stia di nuovo male. E…neanche i tuoi amici.>>

<<Hai parlato con Marks, vero?>> chiese sfoderando un sorriso furbo.

<<Sto anche cercando di evitare i drammi che sappiamo scoppierebbero se tra noi non funzionasse.>>

<<Mi stai dicendo che sono instabile?>>

<<Umorale>>, precisai. <<E io non sono in grado di mantenere nessuna promessa. Eravamo condannati fin dall’inizio.>>

<<Per quanti anni sei rimasta con Jackson, dopo aver capito che non intendevi sposarlo?>>

<<Troppi>>, ammisi, piena di vergogna.

Thomas mi studiò per un istante. Detestavo quella sensazione. Preferivo di gran lunga il potere e il senso di controllo che provavo stando dall’altra parte.

<<Hai paura>>, disse. Le sue parole erano gentili, comprensive.

<<Tu no?>> chiesi guardando dritta nei suoi splendidi occhi nocciola.

Si chinò e mi diede un bacio sull’angolo della bocca indugiando lì per un po’, assaporandolo. <<Di cosa hai paura?>> mormorò prendendomi per i gomiti.

<<La verità?>>

annuì con gli occhi chiusi sfiorandomi la mascella con il naso.

<<Tra pochi giorni vedrai Camille e starai male. Non mi piacerà, e non piacerà neanche all’ufficio.>>

<<Pensi che starò male e tornerò a essere quello stronzo intrattabile che ero prima?>>

<<Sì.>>

<<Ti sbagli. Non ho intenzione di mentire. Non sarà uno spasso, non mi divertirò ma… non lo so. Le cose non mi sembrano più disperate come prima. >> Intrecciò le dita con le mie e me le strinse sembrava così sollevato, così felice di dire a voce alta quelle parole. Non era nervoso né tanto meno spaventato. <<E hai ragione. Dobbiamo concentrarci e portare a termine questa missione per togliere Trav dei guai. Forse dopo smetterai di avere questa convinzione ridicola che non puoi essere realizzata sul lavoro e nella vita privata, e quando ci saremo entrambi schiariti le idee, potrai decidere se accettare o no quell’appuntamento.>>

Mi rabbuiai.

<<Adesso che c’è?>> chiese sogghignando e sfiorandomi il mento con il pollice.

<<Non lo so. Qualcosa non mi torna. Sei troppo arrendevole.>>

<<Parla con Val. Chiedile se sto mentendo.>>

<<Con lei non funziona così.>>

<<Sì invece. Chiediglielo.>> Aprii la bocca per replicare, ma lui mi premette il pollice sulle labbra. <<Chiediglielo.>>

<<D’accordo. Buona giornata, signore>>, dissi scostandomi.

<<Non chiamarmi 2signore”. Bvoglio che tu perda quest’abitudine prima che andiamo alla cerimonia.>>

<<Agente Maddox>> , dissi uscendo in fretta dal suo ufficio.

<<Neanche quello mi va>>, mi gridò dietro.

Sul volto mi comparve un ampio sorriso. Passando guardai Constance: anche lei stava sorridendo.

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