Citazione capitolo 24

<<Thomas>>, mormorai, incapace di nascondere il mio profondo turbamento.

Era là davanti a me con una maglietta bianca e un paio di pantaloncini da ginnastica. A giudicare dai piedi nudi non si era neanche curato di indossare le scarpe.

Fece per dire qualcosa ma ci ripensò.

<<Cosa fai qui?>> domandai.

<<C’è un buon profumo>>, osservò annusando.

<<Sì>>, dissi voltandomi verso la cucina. <<Pollo saltato in padella con verdure. Ce n’è in abbondanza, se hai fame.>>

<<Sei sola?>> chiese guardando alle mie spalle.

<<Certo. Chi dovrebbe esserci?>> risposi sogghignando.

Mi fissò a lungo. <<Porti la mia felpa.>>

<<Oh, la rivuoi?>> chiesi guardandola.

<<No, assolutamente. È solo che non mi ero reso conto che la portassi ancora.>>

<<La porto spesso. A volte mi fa sentire meglio.>>

<<Io… ehm… devo parlarti. In ufficio sono rimasti tutti colpiti dal tuo scatto d’ira.>>

<<Solo dal mio? Certo, sono io quella emotiva perché sono una donna>>, bofonchiai.

<<Liis, hai parlato in giapponese, o sanno tutti.>>

Sbiancai. <<Mi dispiace. Ero sconvolta e… cazzo.>>

<<Il capo ci ha autorizzato a procedere con il piano per eliminare Grove.>>

<<Bene>>, dissi, abbracciandomi perché mi sentivo vulnerabile.

<<Ma non l’hanno trovato.>>

<<Cosa? E Sawyer? Pensavo che fosse un maestro della sorveglianza. Non lo stava edinando?>>

<<Sawyer è là fuori e lo sta cercando, non temere. Lo troverà. Vuoi… che resti con te?>>

Lo guardai. Mi stava implorando perché rispondessi di sì. Io lo volevo lì con me, ma questo avrebbe significato lunghi discorsi e infine discussioni, ed eravamo entrambi stanchi di litigare.

<<No, mi arragio>>, dissi scuotendo la testa.

La sua espressione si addolcì. Fece un passo e mi prese il viso tra le mani. Mi guardò meglio occhi in preda a sentimenti conflittuali.

<<’Fanculo>>, disse. Poi si chinò e mi diede un bacio. Lasciai andare il canovaccio e lo afferrai per la maglietta, malgrado non avesse alcuna fretta di andarsene. Assaporò con calma le mie labbra e il calore delle nostre bocche che si univano. Le sue erano sicure, autoritarie e nel contempo dolci a contatto con le mie. Proprio quando pensavo che si sarebbe allontanato, mi strinse con forza tra le braccia.

Mi baciò come se avesse da sempre un disperato bisogno di me ma nello stesso tempo intendesse dirmi addio. In quel bacio c’erano desiderio, tristezza e rabbia, ancora vivi ma tenuti a freno. Quando infine mi lasciò andare, mi protesi d’impulso perché non smettesse.

<<Ho cercato di non farlo, scusami>>, disse battendo le palpebre.

Poi si allontanò.

<<No… va.. va tutto bene>>, risposi parlando al corridoio vuoto.

Chiusi la porta e mi appoggiai a essa assaporando ancora le sue labbra. Nel punto in cui mi trovavo sentivo il suo profumo. Per la prima volta da quando mi ero trasferita lì il mio appartamento non mi sembrò un rifugio né il simbolo della mia indipendenza, ma solo l’emblema della solitudine. Il pollo saltato in padella non era più allattante come prima. Guardai le ragazze del dipinto di Takato ricordandomi che Thomas mi aveva aiutato ad appenderlo: neanche loro riuscirono a farmi sentire meglio.

Mi avvicinai ai fornelli, spensi il gas e afferrai la borsetta insieme alle chiavi.

L’ascensore impiegò un’eternità a raggiungere l’atrio, tanto che smaniavo dalla voglia di uscire. Dovevo andarmene da quell’edificio, allontanarmi dall’appartamento di Thomas, sedermi davanti a Anthony con un Manhattan in mano per dimenticarmi di lui, di Grove e di quello a cui per scelta avevo rinunciato.

Attraversai la strada a grandi passi, ma non appena raggiunsi il marciapiede una mano robusta mi afferrò per un braccio e mi bloccò.

<<Dove diavolo stai andando?>> chiese Thomas.

Mi liberai e gli diedi uno spintone. Lui non si mosse quasi, io invece mi coprii la bocca con una mano.

<<Oddio, scusami! È stata una reazione automatica.>>

<<In questo momento non puoi andartene in giro da sola, Liis. Prima dobbiamo localizzare Grove>>, affermò, corrucciato.

Sull’angolo, a circa tre metri c’era una coppia in attesa che il semaforo diventasse verde. A parte quei due eravamo soli.

Emisi un sospiro di sollevo con il cuore che mi batteva ancora all’impazzata. <<Non puoi afferrare la gente così. Sei stato fortunato a non aver fatto la stessa fine di Joe.>>

Un sorriso gli illuminò allora a poco a poco l volto. <<Mi dispiace. Ho sentito la tua porta sbattere e temevo che uscissi per colpa mia.>>

<<Ma guarda>>, osservai vergognandomi.

Lui si pentì all’istante di quelle parole. << Non sto cercando di rovinarti la vita. Sono abbastanza impegnato a rovinare la mia.>>

<<Non voglio che ti rovini la vita, ma questo è quello che ci sta succedendo>>, osservai, affranta.

<<Allora torniamo a casa. Possiamo parlarne per tutta la notte se vuoi. Te lo spiegherò finché vorrai. Possiamo stabilire delle regole di base. Prima ho preteso troppo, ora lo capisco. Possiamo procedere più lentamente, fare dei compromessi>>, disse toccandomi.

Non avevo mai desiderato tanto qualcosa in vita mia. <<No.>>

<<No?>> chiese, distrutto. <<Perchè?>>

Gli occhi mi si inumidirono e abbassai lo sguardo mentre le lacrime mi scendevano sulle guance. <<Perché lo desidero così tanto che mi spaventa a morte.>>

Quell’empito emotivo mi lasciò stupita, ma fece scattare qualcosa in lui.

<<Guardami, baby>>, disse sollevandomi delicatamente il mento finché i nostri sguardi non si incrociarono. <<Non può essere peggio che stare lontani.>>

<<Ma ci ritroviamo sempre in stallo. No facciamo che ripetere lo stesso discorso. Dobbiamo andare oltre.>>

Scosse la testa.

<<Tu stai ancora cercando di dimenticare Camille>>, dissi pensando a voce alta, <<potresti impiegarci un po’, ma è possibile. E non tutti ottengono quello che vogliono, giusto?>>

<<Io non ti voglio soltanto, Liis. Io ho bisogno di te, e questo non finità.>>

Mi afferrò per la felpa e accostò la fronte alla mia. Aveva un profumo così buono, di muschio e di pulito. Bastava che mi sfiorasse perché mi venisse voglia di sciogliermi nel suo abbraccio.

Lo guardai negli occhi, incapace di rispondere.

<<Vuoi che ti dica che l’ho dimenticata? L’ho dimenticata>>, affermò con un tono sempre più disperato.

Scossi la testa guardando la strada buia. <<Non voglio che tu lo dica soltanto, voglio che sia vero.>>

<<Liis.>> Attese finché non lo guardai. <<Ti prego, credimi. Ho amato una donna prima ma non ho mai amato nessuna come te.>>

mi gettai allora fra le sue braccia lasciando che mi stringesse. Cedetti, mi abbandonai a quella forza che ci aveva spinto fino a quel punto. Avevo due scelte. Lasciare Thomas e sopportare in qualche modo il dolore che provavo ogni giorno per il fatto di vivere senza di lui, oppure correre un grosso rischio basandomi solo sulla fiducia, senza previsioni, calcoli né certezze.

Thomas mi amava. Aveva bisogno di me. Forse non ero la prima donna che aveva amato e forse l’amore che provava un Maddox durava per sempre, però anch’io avevo bisogno di lui. Non ero la prima ma sarei stata l’ultima. Questo non mi rendeva una seconda scelta: mi rendeva sua per sempre.

[…]

<<Sì, accidenti>>, rispose con voce tirata. <<Alla fine ti ho riconquistato. Un proiettile non basterà a rovinarmi i piani.>>

[…]

<<Ti amo>>, sussurrai con le ultime forze rimaste.

Una lacrima mi spuntò dall’angolo dell’occhio, mi attraversò il naso e cadde sul nostro giaciglio di calcestruzzo mescolandosi con il sangue rosso.

Thomas lasciò andare la maglietta e allungò, debole, la mano verso di me. <<Ti amo.>>

[…]

Thomas aveva bisogno di me. Mi faceva gioire e impazzire, e aveva ragione: solo se stavamo insieme le nostre vite avevano un senso. Mi rifiutai di pensare che cosa sarebbe successo in futuro, di analizzare probabilità e strategie per costruire un rapporto solido, di cercare sistemi per tenere a freno i sentimenti. Avevo infine trovato quell’amore per cui valeva la pena di rischiare future sofferenze.

Solo dopo esserci conosciuti avevamo capito entrambi che l’amore non poteva essere controllato. Previsioni, ipotesi, verità assolute erano tutte un’illusione. Il mio amore per Thomas era impetuoso, incontenibile e travolgente ma… era amore. Ed era questo che contava davvero.

(Un indimenticabile disastro – Jamie McGuire)

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