Citazione dell’epilogo

Mi slacciai la cintura della vestaglia, sollevai la felpa grigia dell’FBI e mi tastai la cicatrice circolare sull’addome. Mi avrebbe sempre ricordato Thomas e mi aiutava a credere che fosse vicino a me quando non c’era. Le nostre cicatrici ci davano la sensazione di stare sotto lo stesso cielo, ma in modo ancor più intimo.

[…]

Una sagoma scura scese dall’auto e prese un borsone. Poi i fari si riaccesero, la macchina fece retromarcia e si allontanò. Vidi un uomo avvicinarsi lentamente al mio portico e mi asciugai i palmi sudati sulla felpa. Non doveva arrivare così presto. Non ero pronta.

Salì i gradini, ma davanti alla porta esitò.

<<E’ finita?>> chiesi aprendogli.

<<E’ finita>>, rispose Thomas con un’aria esausta.

Spalancai la porta e lui entrò prendendomi tra le braccia. Non disse nulla. Faticava persino a respirare.

Da che mi ero trasferita avevamo vissuto in zone opposte del paese, e mi ero abituata a sentire la sua mancanza. Ma quando se n’era andato con Travis, alcune ore dopo aver traslocato le nostre cose nella nuova casa di Quantico, mi ero angosciata. Quella missione era più che rischiosa. Thomas e Travis avevano fatto irruzione negli uffici di Benny Carlisi a Los Angeles, e il crimine organizzato a Las Vegas non sarebbe più stato lo stesso.

[…]

“Ti avevo promesso che avresti trovato tutto a posto quando fossi tornato”, dissi. “Scusami.”

Non c’è problema. Ti avevo detto che ti avrei aiutato volentieri”, rispose, anche se aveva la mente altrove. “ Mi dispiace che non ci fossi. Sarebbe stato giuso nei tuoi confronti.” Mi guardò e toccò la stoffa tesa della felpa sul mio ventre… la seconda cosa non programmata che ci era successa. “Però sono contento che sia andata così.”

Sorrisi. “Ormai non vedo più la cicatrice.”

Si alzò e mi cinse con le braccia. “Ora che finalmente sono qui, per le prossime undici settimane circa potrai guardare la mia, in attesa di rivedere la tua.>>

Attraversammo il soggiorno mano nella mano e andammo in camera. Ci sedemmo sul letto a guardare il fuoco tremolare e fotografie della nostra vita insieme.

<<Ma non c’è una maniera più efficiente di traslocare?>> sospirò guardando gli scatoloni

<<Il punto è che non ti piace aprirli.>>

<<A nessuno piace, per quanto si possa essere felici di trasferirsi.>>

<<Tu lo sei?>>

<<Sono felice che tu abbia avuto questo incarico. Hai lavorato sodo per ottenerlo.>>

<<Dubitavi di me?>> feci, perplessa.

<<Mai e poi mai, ma la nomina a vicecapo a Washington mi innervosiva. Prima che restassi incinta, avevo cominciato ad agitarmi all’idea di sistemarsi, e tu non sembravi molto ansiosa di avermi qui.>>

<<Non mi fa comunque piacere che tu debba impiegare un’ora per andare al lavoro>>, replicai arricciando il naso.

<<Sempre meglio che prendere un volo transcontinentale, ma hai eluso il discorso quando ho detto che non avevi fretta di avere qui il padre di tuo figlio.>>

<<Se prendo in esame alcune variabili, non significa che abbia rinunciato al piano principale.>>

<<Allora questo era il piano? Farmi star male per tre mesi a causa della tua lontananza? Costringermi a prendere i primi voli del mattino per essere presente a ogni visita di controllo? Farmi preoccupare a ogni telefonata nel timore che ci fossero brutte notizie?>>

<<Ora sei qui, e tutto è perfetto.>>

<<Sapevo che avresti fatto domanda per questo posto e mi sono preparato psicologicamente all’idea, ma niente avrebbe potuto prepararmi al fatto che quattro settimane dopo mi annunciassi di aspettare un bambino. Sai cos’è stato per me guardare la mia fidanzata in dolce attesa trasferirsi da sola dall’altra parte del paese? Non avevi neanche preso tutto con te. Ero terrorizzato.>>

<<Perché non me ne hai parlato prima?>> chiesi scoppiando in una sommessa risata.

<<Volevo sostenerti in ogni modo possibile.>>

<<E’ andato tutto proprio come avevo programmato>>, risposi, molto soddisfatta al pensiero. <<Ho ottenuto il lavoro e mi sono portata dietro solo l’indispensabile. Anche tu hai ottenuto il posto che desideravi, e ora possiamo aprire gli scatoloni insieme.>>

<<Che ne dici, quando si tratta della nostra famiglia, di metterti a fare programmi insieme a me?>>

<<Quando cerchiamo di fare programmi insieme, niente va mai come dovrebbe>>, scherzai dandogli una gomitata.

Lui mi cinse con un braccio e mi attirò a sé posandomi l’altra mano sul ventre. Mi tenne così a lungo mentre osservavamo il fuoco, lieti per la nostra nuova casa e per la conclusione di un caso che avevamo seguito per anni.

<<Non lo hai ancora capito?>> chiese Thomas accostando le labbra ai miei capelli. <<E’ proprio quando ci abbandoniamo imprevisto che viviamo i momenti più incantevoli e importanti della nostra vita.>>

(Un indimenticabile disastro – Jamie McGuire)

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