Citazione capitolo “E all’improvviso intuisci che….”

Sulla base di due o tre accordi dovevo indovinare di che brano si trattasse.

E come sempre, il tempo sembrò annullarsi.

Stavo davvero bene con lui, ma soprattutto con me stessa, non pensavo a nulla. Anche l’incontro con Jonathan era finito nel dimenticatoio. E, cosa importante, non ero arrabbiata con nessuno.

Dopo aver assistito alla solita telefonata tra lui e Perl mi ero chiesta che razza di rapporto fossi il loro. Per l’intero pomeriggio non si erano mai sentiti il suo telefono erra stato muto non una chiamata, non un messaggio. Così decisi di chiederglielo.

<<Ma ti sei innamorato di Perl?>>

Lui sorrise. <<Le voglio bene, mi fa tenerezza, è molto dolce. È come una bambina.>>

Tradotto voleva dire: scopa bene, è stupida come un’oca. Senza pensieri.

<<E lei?>>

lui scrollò le spalle come a dire che non lo sapeva.

<<Le vado bene così, adesso, non sono l’uomo della sua vita. È evidente. Non azzecca mai i miei gusti>>.

Restai di sasso per quella freddezza.

<<Quindi, fammi capire, state insieme perché vi fa comodo?>>

<<Non la metterei in questo modo. Ci facciamo compagnia. Un porto sicuro l’uno per l’altra. È un amore di serie B>>.

<<Serie B?>>, domandai stranita. <<Spiegami>>, chiesi curiosa.

<<E’ un amore dettato dal bisogno. Ci teniamo compagnia.>>

Mi raddrizzai sul divano. <<Quindi è un diversivo? E ti sta bene?>>

<<No, diversivo non mi piace come termine. È più un aiuto reciproco, un passaggio verso quello di serie A>>.

Scoppiai a ridere. <<Mi stai prendendo in giro. Dai, l’ho capito.>>

Lui scosse la testa. <<Proprio tu che tieni una rubrica per cuori infranti non riesci a distinguere un amore di serie A da uno di serie B. Per quanto possa sembrare un’utopia, l’amore di serie A è l’obiettivo di tutti. Arriva quando è il momento giusto, quanto tutto è a posto, quando entrambi sono pronti>>.

<<Non ti facevo così romantico>>.

<<Non sono romantico, te l’ho etto: credo in un allineamento di fattori. L’amore di serie A rappresenta il perfetto incastro di due persone che sono in grado di gestirsi. Indipendenti, non succubi.>>

<<Stai parlando di Yin e Yang?>>

<<Yin Yang, complementarietà, anima gemella. Chiamalo come ti pare, ma hai capito di cosa parlo?>>, chiese serio.

<<No, o meglio forse, e come lo rinconosci?>>.

Lui sorrise. <<Non lo so. Non ne ho la più pallida idea, anzi una piccola intuizione l’ho avuta>>, disse fissandomi divertito.

Abbassai lo sguardo, per evitare i suoi occhi, il battito cardiaco si arrestò lì. Ed ebbi paura. Paura per come con parole semplicissime avesse detto quanto dentro di me avevo sempre passato, ma che non avevo mai sperimentato.

<<Quindi vuoi dirmi che le relazioni di serie B servono a formarti per arrivare in serie A?>>

<<Più o meno>>.

Deglutii e cercai intorno a me qualcosa su cui puntare gli occhi che cosa era quella sensazione?

<<Bea”, disse.

Mi voltai e il suo sguardo era diverso, deciso. Non parlava, ma tutto di lui mi diceva solo una cosa. Mi voleva. E rimasi sconcertata. Un minuto prima parlava con la fidanzata, poi di amore in serie e adesso sembrava mi volesse sbranare.

E a quel punto mi illuminai. Mi stava prendendo in giro. Mi aveva sempre preso in giro. Mi alzai in piedi e presi la borsa. Poi mi resi conto di essere a casa sua, senza auto, e lontana da Thousand Oaks.

<<Vhe fai?>>, chiese sorpreso dalla mia reazione.

<<Vorrei andare a casa, e sei uno stronzo, uno dei tanti.>>

<<Cosa vorresti dire?>>

<<Sei una delusione tremenda>>, affermai.

<<Che cosa ho fatto?>>

<<Niente>>, risposi.

<<Oddio, ancora niente>>.

<<Sì, niente, niente, niente>>.

Nathan prese la giacca dalle mie mani e la gettò sul divano.

<<Bea, che cosa ho fatto?>>

<<Mi ha guardato come se volessi saltarmi addosso da un momento all’altro>>.

<<Vero”, rispose semplicemente.

Turbata dalla risposta non seppi cosa dire per almeno tre secondi, poi la bestia dentro di me esplose.

<<Vedi, allora ho ragione, mi ai preso in giro!>>

<<No, non ti ho preso in giro.>>

<<Ahhhh, ma è evidentissimo. Ma che cosa vuoi da me? Hai pure una fidanzata! Cioè, ti sembra normale?>>

<<Non vedo cosa ci sia di male a desiderarti, è solo un’emozione>>.

Scossi la testa. <<Tu mi mandi al manicomio. Non si fa così, non si entra nella vita delle persone come hai fatto tu, subdolamente, per poi uscirsene con un “non c’è nulla di male a desiderarti”>>.

Lui sorrise. <<E come potevo entrare in quel cuore sigillato se non subdolamente?>>

Sbiancai. <<Bea, di cosa hai paura?>>, e si avvicinò.

<<Cos’era, una strategia?>>.

Lui si avvicinò ancora e io indietreggiai di due passi urtando il divano.

<<Ti ho visto Bea, mi piaci, mi piace tutto di te e lo so che hai paura>>. Mi prese la mano. Il mio respiro era ingestibile. Non o controllavo più. Mi voltai verso la finestra poter cercare una via di fuga.

<<Non mi vuoi?>>.

Non osavi muovermi. <<Sei impegnato>>, mormorai.

<<Vero, ma..>>.

<<Ma cosa? Come fate voi uomini, siete così, così,…>>.

Lui sorrise e si avvicinò. <<Sei così limpida per e>>, mormorò. <<dai, lasciati andare, non accadrà nulla di mae>>.

Perché… in quel momento nella testa solo un mantrico “perché”. Perché un uomo riusciva sempre a farmi cadere nella sua trappola? Perché con un “lasciati andare, non accadrà nulla di male”, riusciva sempre a mettere in discussione tutte le mie sicurezze? E lì, come davanti a un fuoco, decidi di non bruciarmi e facendo appello a tutta la mia forza di volontà dissi un netto, chiaro e definitivo <<vaffanculo>>.

Dopodiché mi trasformai nella versione peggiore di me. <<Spiegami un attimo, bluff da quattro soldi. Mi hai stressato per settimane dicendomi che sei solo, poverino, non hai nessuno, che qui, che là, che volevi compagnia, e io, dopo essere stata piuttosto chiara, deciso di darti fiducia, e accetto di esserti amica. Mi faccio anche il film che sei una brava persona, in fonda sei fidanzato, di cosa mi devo preoccupare? E quando finalmente abbasso le difese, quando sono fottutamente tranquilla, ecco che tu te ne vieni fuori con un “lasciati andare”. Ma vaffanculo>>. Recuperai la borsa e mi diressi verso la porta.

Idiota.

<<Non ti ho preso in giro>>, disse seguendomi. <<Mi piaci Bea, cosa ci posso fare?>>

<<Far funzionare i neuroni, ecco cosa puoi fare, cretino. Sii coerente, io gli uomini non li capisco, anzi sì che vi capisco. Voi avete solo un piccolo minuscolo cervello alimentato da poca circolazione sanguigna perché è tutta impegnata in quel birillo che avete in mezzo alle gambe e che dirige il traffico della vostra vita. Ormai sono del parere che la disfunzione erettile sarà la salvezza del genere femminile>>, brontolai.

Nathan scoppiò a ridere.

Ora, ditemi quello che volete, ma cosa c’era che non andava? Ero io? Ero io la pazza, sempre incazzosa? Perché mi rideva in faccia? Sbattei la porta e me ne andai.

[…]


 (Se fossi qui con me questa sera – Sara Tessa)

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