Citazione capitolo 8

Mi studiò per un istante. <<Ti piace la cornice?>>

<<Mi piacciono sia la cornice sia il disegno, però ancora non capisco perché tu abbia deciso di usare me come soggetto del tuo lavoro finale.>> Le ultime parole rimasero sospese nell’aria. <<Questo sono? Un soggetto?>>

Weston sembrò deluso dalla domanda. <<Non sapevo che cosa avrei realizzato. Ho semplicemente iniziato a disegnare e dopo una settimana mi sono reso conto che lei>>, disse indicando il disegno, <<Era te e poi, mentre le dedicavo altro tempo per renderla perfetta, ho capito cos’era successo.>> Fece alcuni passi verso di me fino a trovarsi tanto vicino che dovetti sollevare gli occhi per guardarlo in faccia. <<Quando pensi abbastanza a qualcosa, cominci a sognarlo. E quando sogni abbastanza qualcosa, devi solo augurarti che si realizzi.>> Sospirò. <<Io penso sempre a te, Erin. Erano anni che volevo parlarti, ma la sola idea di farlo mi metteva in agitazione. Non sapevo cosa dire né come avresti reagito. E poi temevo che avresti creduto che stessi dando una mano ad Alder a tormentarmi. So che ho scelto un momento del cazzo perché tutti e due stiamo per prendere direzioni diverse, ma sono diventato molto bravo ad amarti a distanza.>>

Mi ero sempre strenuamente sforzata di non piangere davanti a nessuno, tanto che per un istate caddi in preda al panico quando gli occhi mi si inumidirono e mi sgorgò la prima lacrima. Me l’asciugai in fretta.

Lui mi prese il viso tra i pollici e si chinò sussurrandomi: <<Posso baciarti?>>.

Annuii lentamente sentendo una scossa in tutto il corpo, in attesa di vivere quella nuova esperienza.

Weston si avvicinò ancora, chiuse gli occhi e premette le labbra sulle mie. Erano così morbide e calde! Poi le schiuse e io lo imitai. Avevo visto abbastanza baci in televisione da sapere come funzionava, perciò cercai di mantenere le labbra rilassate e di muovermi insieme a lui. Sentii la sua lingua in bocca che giocava con la mia. Sapeva di glassa alla ciliegia e di dentifricio, una combinazione stranamente fantastica. Le sue mani si abbassarono dalla mascella al collo, alle spalle. Le sue dita mi premevano la pelle mentre lui mi attirava delicatamente verso di sé.

Proprio quando credevo che sarei svenuta per asfissia, la sentii respirare lievemente dal naso e feci lo stesso. Non avevo la più pallida idea di come comportarmi, perciò lo imitavo.

Quando Weston si scostò, per poco non caddi in avanti perché non ero ancora pronta a staccarmi da lui.

<<Uau>>, esclamò fissandomi.

<<È stato così brutto?>>

Lui scosse la testa. <<No, affatto. Ma è meglio che ci fermiamo.>> Si sedette sul letto e fece un respiro profondo fregandosi la nuca. <<Dammi… solo un minuto>>, disse, lo sguardo fisso sul pavimento.

Mi avvicinai e mi buttai tra le sue braccia. Lui sbatté contro il materasso e io premetti la mia bocca sulla sua. Mi attirò a sé emettendo un gemito quando le nostre lingue si intrecciarono di nuovo. Restammo avvinghiati senza quasi respirare e nell’ora successiva occupammo ogni centimetro del suo grande letto matrimoniale.

Alla fine Weston lasciò cadere la testa sul cuscino, pur continuando a stringermi fra le braccia. Ero stesa in parte sopra di lui, sul fianco, con una gamba sulla sua. <<Già così domani mattina starò male. Dobbiamo fermarci.>>

<<Perché starai male?>>

Weston tacque cercando un modo gentile per rispondermi. <<Mi sento un coglione a spiegartelo. Sembrerà che voglia far leva sul senso di colpa per indurti a… sai. E non ho mai avuto intenzione di darti il primo bacio e farti perdere la verginità nella stessa notte.>>

<<Alludi alla frustrazione sessuale?>>

Lui restò senza fiato e poco dopo scoppiò in una risata fragorosa. Quando si riprese, avvicinò le mie dita alla sua bocca e le baciò. <<Sì.>>

<<Non sono del tutto sprovveduta. So parecchie cose, anche se non le ho sperimentate di persona.>>

<<Invece lo so.>>

Spostò la testa sul cuscino per guardarmi in faccia. <<Come?>>

<<È venuta al DQ. Era piuttosto arrabbiata.>>

<<Ti ha trattato male?>> chiese Weston con la mascella contratta, impaziente di sentire la mia risposta.

<<Mi tratta sempre male, ma ha detto che al suo ritorno le cose peggioreranno notevolmente.>>

Lui distolse lo sguardo e un attimo dopo mi fissò di nuovo. <<Non lascerò più che ti feriscano, Erin. Non avere paura di loro.>>

<<Non ne ho.>>

Si accigliò. <<Sono solo cinque settimane. Possiamo farcela.>>

Lo baciai, brevemente e con dolcezza, e annuii. <<Sei tu che mi preoccupi. Non ci sei abituato.>>

<<Sono più felice di quanto non fossi da tempo. Potranno trattarci di merda a scuola ma non possono rovinare quello che abbiamo.>>

Gli appoggiai la testa sul petto e ascoltai il battito del suo cuore. Rallentava sempre più di minuto in minuto; alla fine il suo respiro si fece profondo e regolare. Alzai lo sguardo e vidi che aveva gli occhi chiusi. Teneva la mano rilassata sulla mia schiena. Gli posai di nuovo la testa sul petto, accoccolandomi contro il suo fianco e nell’incavo del collo. Weston mi attirò a sé e a quel punto mi addormentai.

 

(Una meravigliosa bugia – Jamie McGuire)

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